Google Translate

Search

Lettori fissi

mercoledì 21 aprile 2010

PostHeaderIcon Cornucopia di pesci

Finalmente sono riuscito ad andare a pescare con Stan e ne è valsa ovviamente e veramente la pena; ritrovo alle 3e30 da lui per mettere a punto tutta l'atrezzatura..rapida check list: frigo portatile per i pesci, esce in abbondanza, ami, pesi e 4 canne. Facciamo il pieno di miscela alla barca e via.
Davanti Vaitape c'è una nuova nave da crociera all'ancora, la Paul Gaugin, non troppo nuova e grande ma carina tutto sommato sopratutto al ritorno in notturna. Attraversiamo il pass e siamo nell'oceano.
Sapevo che il mare non è piatto, che ci sono zone dove l'acqua si accumula di più e dove ce n'è meno, sapevo dell'esistenza dell'onda lunga oceanica ma vederle è veramente tutta un'altra cosa! in piedi su una barchetta di 3 metri e mezzo sperduta nel blu vedo colline che si alzano ed abbassano davanti ai miei occhi con una cadenza lenta ma un aspetto imponente; la barca beccheggia, sorpassiamo alcuni isolani che surfano sulle onde create dallo scontro dei flutti col reef e puntiamo dritti ad un faro, unica costruzione umana nell'arco di qualche chilometro. Ci fermiamo ad una 50ina di metri dagli scogli e cominciamo a pescare!
Usiamo un multi amo con esche finte, piomdo da mezzo kg in fondo ed esca vera sul primo..;).. ma bisogna stare attenti, il fondale è interamente ricoperto di coralli ed è facile che la lenza s'impigli. Si deve calare ed appena il filo termina di saettare fuori dal mulinello chiudere velocemente l'archetto e recuperare un giro di mulinello, si inizia ora a far oscillare gli ami.
Alla prima calata (dal lato della barca contro corente così gli ami si allontanano più lentamente) però sembra andare storto subito qualcosa perché toccato il fondo provo a recuperare ma niente...cazz...gli ami nuovi di Stan, provo a dare tiretti ma senza troppe energie per evitare che si spezzino..l'amico però ha già capito tutto, mi dice di darci un pò di forza e così io faccio. Inizio a sentir strattoni, cavolo ma allora non è uno scoglio è un pesce ed anche bello grande! alzo la canna, abbasso e recupero, alzo la canna, abbasso e recupero..così per una ventina di volte e sento tirare sempre più finché non salta! è un oha uno dei pesci dalla carne più prelibata, è rosso-arancio tendente al giallo sul ventre, presenta una maculatura violacea più o meno accentuata ed una gran bocca..è una varietà di cernia.
Trascorriamo così alcune ore, pescando, riavvicinandoci con la barca al reef perché il mare ci spinge a largo, i pesci si accumulano e molti vengono anche scartati per la taglia. Il sole si abbassa e la luce si affievolisce quindi ci decidiamo a rientrare.
Il ritorno è difficile ma eccitante perché bisogna condurre al buio e se non si conosce la zona trovalo te il pass alle 7 di sera con solo mezza luna che rischiara. Le ondate che arrivano a prua non sempre si vedono e per questo spesso si balla; per comunicarsi la posizione i vari pescatori o montano una luce verde a prua ed una bianca a poppa o usano una lampada che accendono illuminando le pareti interne della barca quando sentono il motore di qualcuno avvicinarsi ed aspettano che l'atro dia una lampeggiata per segnalare di averlo visto.
Arrivati a casa facciamo una collana coi pesci per le foto ricordo, per me ovviamente e poi ci dedichiamo a curarli mentre Stan racconta le sue avventure di quando andava a caccia di marlin..
venerdì 16 aprile 2010

PostHeaderIcon Under a starfilled sky

In una serata calda e tersa ci sdraiamo, sulla baia più bella dell'isola, e contempliamo le stelle con un sottofondo di musica naturale-zen: immaginatevi una risaia, in lontanaza un monastero, il sole stà tramontando e tra le colonne del chiostro eccheggiano gli scrosci di un fiumiciattolo, i caldi rintocchi di un orologio di bambù ad acqua; due monaci suonano un radong ed uno xilofono..ora tornate a guardare le stelle, potete scorgere facilmente la cintura di Orione, la crocie del sud e chissa quante altre costellazioni a saperle; ogni tanto un bagliore più intenso degli altri, una stella cadente o forse un iridium flare (riflessione della luce solare da parte dei satelliti iridium per le telecomunicazioni). Parliamo, ci rilassimo, ci fondiamo con la notte, la musica la natura, ti senti amato appagato meravigliato, pronto a tutto perché credi di aver toccato un massimo dell'essere, la tua mente si espande e viaggia leggera di stella in stella, di sogno in sogno, non sei più uno sei tanti ed a poco a poco i tuoi occhi si chiudono, le tue membra rilassate si adagiano sui cuscini e ti abbandoni ad un viaggio del quale non porterai ricordo ma che ti lascerà una profonda e piacevole sensazione al risveglio.


Questo è un piccolo trafiletto ispirato che ho scritto arrivato a casa mentre questo che riporto è quello scritto da una nostra amica..anche se è andata un pò fuori tema..


We are small, we are nothing, fragile, insignificant, and under the huge and fathomless milky way this fact becomes even more palpable. Yet we are damn lucky to be the witnesses of such wonders. Let's not ruin this. The urge to undo the damage we've caused and are causing, and will cause grows keener.
Let's appreciate the moment and work on what we can try to reverse.
giovedì 8 aprile 2010

PostHeaderIcon Maupiti , isola da sogno .



Maupiti è situata circa quaranta chilometri a est da Bora Bora, nelle giornate limpide si può notare un piccolo cono che spunta in lontananza dall’oceano. Si raggiunge in circa due ore di navigazione, durante le quali si vede via via allontanarsi il monte Otemanu (m.727) e avvicinarsi il monte Teuraafatiu, cima più alta di Maupiti, che ha m. 380. Sembra di la
sciare la mamma e di raggiungere la figlia, infatti Maupiti sia per l’origine vulcanica sia per la configurazione con la laguna e i motu che circondano l’isola principale assomiglia a una Bora Bora in miniatura.
All’attracco del Maupiti express, Enrico ed io abbiamo avuto la fortuna di essere accolti affettuosamente e accompagnati in un approfondito tour dell’isola dal simpatico e informatissimo Aster, un amico di Stanley.
L’intero circuito dell’isola di una decina di chilometri si percorre lungo una strada asfaltata, larga quanto una strada privata, ci sono rare automobili, perché i turisti spesso circolano in bicicletta, insomma sembra di essere in un grande parco lussureggiante, non si incontrano né pericoli, né problemi di traffico.
Piccola, ma storicamente e culturalmente importante Maupiti conserva un ampio e importante marae, dove si può vedere ancora il trono sul quale venivano incoronati anticamente i re di tutte le isole. Grazie ad Aster abbiamo raggiunto con il suo comodo pick up la zona dei misteriosi petroglifi (l’incisione più interessante è una grande tartaruga) ai quali gli altri turisti arrivavano faticando a piedi.
Essendo l’isola tanto piccola, la laguna è stretta e i motu così vicini all’isola principale che vi si può arrivare a piedi dalla spiaggia, senza neanche dover nuotare, ma è certamente molto più soddisfacenti immergersi direttamente dagli isolotti, sbarcandovi comodamente da una barca. Aster e la moglie ci hanno fatto conoscere l’acqua piacevole e trasparente del motu, ma soprattutto il cibo tipico e cotto in maniera tradizionale. Il pesce appena pescato per noi è stato cotto sulla brace schermata dai coralli per evitare che bruci, come saporito e abbondante contorno abbiamo mangiato uru (frutti dell’albero del pane), sempre cotti alla brace.
Quello che ci ha particolarmente stupiti è stato che il pranzo ci è stato servito in vassoi di foglie di palma abilmente e rapidamente intrecciate dalla moglie di Aster, mentre il cibo cuoceva e, naturalmente, ci siamo dissetati con l’immancabile cocco, sempre a portata di mano in tutte le isole.
Come direttore della scuola, che ospita circa 150 bambini Aster ci ha riferito un episodio tramandato dalla tradizione (o forse persino dalla leggenda!): siccome lo spazio per la costruzione di edifici sulla costa è molto scarso, nel passato ogni bambino portava a scuola un sasso per recuperare al mare il terreno necessario all’ampliamento.
Al tramonto abbiamo ripreso il traghetto Maupiti express con un certo rimpianto di dover lasciare così presto un luogo da sogno, ma portando uno splendido ricordo di luoghi e di persone, ricordo anche concretizzato in una collana di profumatissime tiare, che ci hanno accompagnato con la loro fragranza per tutto il ritorno a Bora Bora.

Gianna