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Lettori fissi
Lutti, serate polinesiane, partenze e disavventure domestiche.
Dopo 2 serate di vaghe proposte “scriviamo un post?” “si si domani lo scriviamo”, non vedendo comparire ancora nulla di scritto dai miei compagni di (dis)avventure, ancora una volta vi aggiorno io su cosa capita qui tra un mango e l’altro. Purtroppo non molto di scientifico si può dire degli ultimi giorni, che sono stati costellati da problemi di molteplice foggia. In primis la nostra farm è ufficialmente vestita di nero per lutto, la favorita Lysosquilla, la più grossa e promettente di tutte, è morta 2 notti fa (mi viene spontaneo sottolineare che, pace all’anima sua, era proprio quella che portava il mio nome). Purtroppo fattori esterni dei quali non siamo ancora certi la hanno colta nel momento di massima debolezza, ovvero durante la muta, quando il corpo dell’animale è particolarmente vulnerabile.
Quando oramai la bestiola era considerabile la nostra paffuta mascotte, ha deciso di abbandonarci lasciando una certa tristezza in noi e raggiungendo il precedentemente deceduto pesce pagliaccio, che ci aveva lasciato due settimane fa.
Passando a cose più allegre, vi avevo lasciati ai nostri progetti serali di sabato; in compagnia di Stanley e Karim siamo andati all’Hotel Matira a goderci il nostro primo balletto tradizionale polinesiano. Non contento di guardare e basta, Enrico si è fatto entusiasticamente coinvolgere dalla più morbida delle sinuose ballerine, le quali al termine degli spettacoli sono solite coinvolgere gli spettatori per farli partecipare alle danze, e si è destreggiato in una dimostrazione di ballo insieme a lei. Vivacizzata ulteriormente da un’ottimo cocktail tipicamente BoraBorese offertoci da Stanley, la serata che doveva continuare al Bloody Mary si è invece trasferita su una pittoresca spiaggia, che ci ha visti sorseggiare succhi tropicali e fare brillanti conversazioni sotto un cielo stellato che ogni notte ci lascia a bocca aperta per la sua bellezza. Non ancora soddisfatti, alcuni di noi hanno optato per un rinfrescante bagno di mezzanotte, in un mare notturno molto diverso da quelli cui siamo abituati a casa. Una serata che difficilmente dimenticheremo, e che si è conclusa con impegnate chiacchiere a casa di Stanley davanti alle nostre ormai affezionate birre Hinano. Dopo un paio d’ore di fitta conversazione (come sempre un pout pourri di lingue tra francese, inglese e italiano), anche io, Enrico, Karim e Alice, i più notturni del gruppo, abbiamo ceduto al richiamo dei nostri letti -e fidatevi, alcune nottate tra zanzare e infelici, alte temperature, non sono affatto semplici da affrontare- . La domenica è trascorsa in maniera molto rilassata e ci siamo concessi un’oretta di sonno in più rispetto alla normale routine, svegliandoci alle 7. Dopo le consuete, amate, oleose, splendide frittelle che ormai sono un appuntamento fisso (è d’obbligo un “grazie Stanley”, vederlo arrivare con quel sacchettino bisunto alle 8 di ogni domenica mattina e sapere cosa ci attende all’interno ci riempie sempre di gioia) siamo andati a fare snorkeling su una splendida barriera corallina. Tra coloratissimi pesci e organismi di ogni tipo, Marco ha anche potuto fare la sua prima ripresa “seria”, immortalando i momenti più significativi. Degno di nota l’incontro con una murena davvero gigante, che con aria puntuta lasciava uscire la testa da una gigantesca roccia e palesando un “sorriso” tutto denti da far venire i brividi. Dato il tempo poco clemente e assai nuvoloso, il pomeriggio è stato di totale relax, salvo la produzione di un altro salame di cioccolata (si siamo ripetitivi e cacao dipendenti, ma come biasimarci), delizia dolciaria che oramai sta diventando merce di scambio per ogni tipo di cortesia ricevuta (e credetemi, le cortesie ricevute ci stanno salvando..). Ma come non menzionare il dramma del fine-settimana! Cosa mai sarà successo direte voi. Cosa poteva succedere di domenica, quando tutte le attività commerciali sono chiuse e Bora Bora sembra spegnersi in una siesta gigantesca? E’ terminata la bombola del gas. Preso atto dell’impossibilità di procurarcene una sino al lunedì, la serata polinesiana ci ha visti affrontare la cottura di carote e cibo vario in una pentola appoggiata direttamente su un fuoco da campo. Molto pittoresco, ma poco efficace per quanto riguarda la consistenza delle carote prima e dopo la cottura, pressoché invariata.
Tutt’ora manchiamo di bombola, in quanto, sappiatelo, qui le bombole del gas sono merce rara e vengono ordinate quasi su prenotazione. Tant’è che abbiamo dovuto aspettare che giungesse la nava che le trasporta (circa una volta a settimana, se va bene). Al momento stiamo utilizzando un forno portatile con anche fornelli a piastra che ci è stato prestato dalla gentilissima sorella di Stanley. Un’altra novità nella nostra vita d’impianto è stata la partenza di quello che oramai era un po’ come un vicino di casa non solo per me (dirimpettaia di bungalow) ma anche per gli altri: dopo 1 anno di permanenza tra Papeete e Bora Bora, Karim è partito ieri mattina per trascorrere un altro mese di lavoro a Tahiti e poi probabilmente sparirsene in qualche altro pittoresco posto in giro per il mondo, come d’abitudine. Per salutarlo come si deve, Enrico si è prodigato in un pomeriggio di cucina intensiva, e abbiamo fatto una cena tutti insieme.
Aggiornamento: sto distribuendo la composizione di questo post tra 2 giornate, ieri sera avevo moooolto sonno e non ho fatto in tempo a finire. Questo mi da l’occasione di aggiornarvi anche sulle prime disavventure di oggi, ovvero l’ennesimo lutto che ci ha colpiti. Un’altra varò (Lysiosquilla) è morta durante la notte, e la mia mattinata è allegramente trascorsa tra sezioni, biopsie e messa in formalina di parti del corpo sue e del povero pesce pagliaccio che ci aveva lasciati l’altro giorno. Io personalmente sono un po’ triste in tal proposito, veder morire gli animali di cui ci si sta prendendo cura è sempre bruttissimo, specialmente quando ormai ci si stava affezionando e li si nutriva con lo stesso spirito e lo stesso piacere che traggono le nonne nell’accudire i nipotini, e la stessa soddisfazione nel vederli mangiare con gusto. Ma tant’è, c’est la vie.
Carcharhinus melanopterus e Rajiformes.
Pongo qui una piccola parentesi non-scientifica: mentre appollaiata nell'ufficio scrivo per voi, i restanti survivors preparano un altro salame di cioccolata per il nostro amato Stanley, il quale ci ha permesso di passare quella che penso sia stata per tutti una delle BEST MORNINGS EVER (ve ne parlerò al termine della parentesi non-scientifica). Mentre si danno all'arte culinaria, gli effluvi della cioccolata sembrano star penetrando nei cervelli dei miei compagni isolani. Enrico è appena giunto da me portando con sè la ciotola dell'impasto di cioccolata e biscotti perchè io potessi consumarne i resti, sostenendo che lui "pensa al bene di tutti noi" (quello che io invece chiamo la sua amorevole smania di accudirmi), Alice invece, che solitamente come me non è troppo incline alle dimostrazioni d'affetto, è arrivata saltellando e in preda all'effetto della Feniletilamina (su, googlatevi pure questa, ma quanto sono scientifica oggi? eh? quanto?) mi ha abbracciata e si è effusa in affettuosi amichevoli convenevoli. La cioccolata (sarà che ne abbiamo poca) ci crea una certa quantità di scompensi psico-somatici pare.
Torniamo ora alla nostra mattinata fantastica! Essendo giunto il week end ci siamo crogiolati, fin dalla prima colazione, del tempo libero che finalmente avevamo (eh si, sabato e domenica FREE). Dopo aver svolto le consuete operazioni di routine (alimentazione degli animali, controllo temperatura e salinità delle vasche interne, esterne e dell'acqua di mare, nuovo ciclo di analisi del mangime per le Lysosquilline) siamo stati reclutati da Stanley per una spedizione in barca. Campeggiava nell'ormai amatissimo mezzo di trasporto un grosso trancio di tonno bianco, perchè, indovinate indovinate dove siamo andati? A fare shark and ray feeding! (noto anche come nuotare con aria entusiasta in mezzo a squali pinna nera e pastinache) Nello splendido reef di Bora Bora si trovano infatti questi splendidi animali, vi aprirò una piccola PARENTESI SCIENTIFICA prima di dilungarmi in entusiasti resoconti della nuotata più bella della mia vita -e penso di poter tranquillamente parlare anche per conto dei miei compagni di naufragio-. Cercherò di non essere troppo prolissa visto che già al tempo i nostri predecessori Andrea, Pietro e Luca avevano fornito un resoconto dettagliato sulla medesima esperienza.
Lo squalo pinna nera del reef (Carcharhinus melanopterus) appartiene al genere Carcharhinus ed alla famiglia Carcharhinidae. Può essere facilmente identificato per le vistose chiazze nere all'estremità delle pinne. Si tratta di una delle specie più diffuse nelle barriere coralline delle zone tropicali degli Oceani Indiano e Pacifico, predilige le acque poco profonde e sotto costa, al punto che la sua prima pinna dorsale emersa dall'acqua è una visione caratteristica delle aree succitate. La maggior parte di questi animali abita spianate sabbiose o piattaforme coralline. In genere raggiungono lunghezze di 1.6 metri. Il loro territorio è molto ristretto, e ad esso sono piuttosto fedeli, visto che lo cambiano soltanto una volta che sono trascorsi vari anni dall'ultima volta. Sono predatori attivi di piccoli pesci ossei, cefalopodi, crostacei, ma sembra che si nutrano anche di serpenti d'acqua ed uccelli marini. Come gli altri membri della famiglia anche questa specie è vivipara e le femmine partoriscono da 2 a 5 figli in un ciclo che può essere biennale, annuale, o in alcuni casi addirittura semestrale. La gestazione può durare 7-9, o 10-11, o addirittura 16 mesi a seconda della zona. L'accoppiamento è preceduto dall'avvicinarsi del maschio alle spalle della femmina, attirato da speciali segnali chimici. Timido e schivo, è difficile da osservare e raramente pone un pericolo per l'uomo. La carne di questi squali viene utilizzata assieme alle pinne ed all'olio di fegato. L'International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha stabilito che la specie è prossima alla minaccia, poiché, anche se in generale i numeri sono ancora confortanti, una pesca eccessiva negli ultimi anni ed il suo basso tasso riproduttivo sta riducendo fortemente alcune popolazioni locali.
La razza -dell'ordine dei Rajiformes - è un pesce cartilagineo dal corpo piatto. Il superordine cui appartiene, Batoidea, è formato da 500 specie divise in 13 famiglie. La maggior parte hanno cinque fessure branchiali sotto le pinne pettorali, la pinna anale è assente. Gli occhi e gli spiracoli sono situati sulla parte superiore della testa. Vivono solitamente in acque profonde e sono diffuse in numerosissime zone geografiche in particolar modo nelle acque tropicali e subtropicali.
Finora non sono stati pienamente compresi il ruolo ecologico e la complessità del comportamento delle razze. Con la loro temibile reputazione, gli squali sono da sempre studiati, rispettati e temuti, molto più di animali considerati “semplici” quali le razze. Oggi invece si sa che i Raiformi sono animali complessi, con un’elevata massa cerebrale e sensi sviluppati. Tuttavia, le conoscenze sul loro comportamento si basano su fotografie di sub e osservazioni sugli animali alloggiati negli acquari pubblici. Le razze sono animali sociali che non di rado si riuniscono in grandi banchi con centinaia o persino migliaia di individui. I branchi di aquile di mare spesso recano anche un grande danno alle coltivazioni di ostriche e cozze, tanto che gli acquacoltori tentano di premunirsi usando reti metalliche per bloccarle. La loro pelle è sensibile al tatto: se accarezzate, entrano in uno stato di torpore. Nelle barriere coralline (ma anche, seppur in misura minore, nei mari temperati), non è raro sorprendere razze solitarie presso vere e proprie “stazioni di pulizia”: volteggiano lente poco sopra il fondo mentre piccoli pulitori (labridi) mangiano residui di cibo e parassiti fastidiosi. È un ottimo esempio di simbiosi: la razza viene ripulita, e il labride ci guadagna un pasto. Altri pesci ossei accompagnano le razze, tra cui le remore e i pesci pilota, che approfittano degli avanzi di cibo del pesce o dalle piccole prede che porta allo scoperto muovendosi nel fondo.
E' stata come vi ho già accennato, un'esperienza splendida per tutti noi, compresa la nostra Nadia che -seppur all'inizio fosse molto diffidente ad immergersi insieme agli squali-, incoraggiata da noi è stata poi entusiasta di averci raggiunti nell'acqua. Con l'aiuto del trancio di tonno di cui sopra, abbiamo potuto attirare le razze tra le nostre braccia e bocche (si, le abbiamo baciate), stando attenti a non calpestarle, in quanto ne avevamo almeno una ventina che ci nuotavano intorno. Marco (che ha dichiarato che dopo aver fatto questa esperienza può anche morire felice) ha ricavato un succhiotto sulla pancia da una razza, a me è stato invece succhiato un dito con un certo vigore, in quanto una razza lo ha scambiato per un pezzo di pesce.
In preda ad un raptus fotografico, io e Alice ci siamo messe all'inseguimento paparazzante di una coppia di splendidi pesci Picasso, incuranti del fatto (nozione appresa solo più tardi da Mauro) che questi animali sono tanto pacifici quando solitari quanto irascibili se in coppia. Tuttavia anche questa mini avventura si è conclusa positivamente e nessuna di noi ha avuto problemi con i graziosi amici pinnati.
Vado ora a godermi il pomeriggio libero nel bungalow, per poi magari fare un giretto turistico a Vaitape oppure una camminata serale lungo la spiaggia. Salvo cambiamenti di programma, stasera dovremmo andare al Bloody Mary, il famoso locale Bora Borese, in quanto dopo vi si terrà una festa.
Ia Orana!
Oh Dio del cocco!!!!
Al fine di placare le lamentele della mia noiosa compagna di avventura, quest'oggi il post lo scrivo io!
Gli ultimi due giorni sono trascorsi direi abbastanza serenamente, ogni tanto quale ciocco coccoso c'è stato, ma piccole scaramuccie e incomprensioni, ma partiamo dal principio!
Se non erro l'ultimo aggiornamento che avete ricevuto riguarda la grigliata coi cocchi a casa di Stanley e la mia pesca di un anemone!
Bene da quel dì io e Marco siamo nuovamente riusciti nella ardua missione di recuperare un altro anemone (per la precisione credo si tratti di Entacmaea quadricolor) definisco ardua perchè a quanto pare su tutta la costa occidentale dell'isola i siti nei quali si possono trovare questi gelatinosi esserini sono solo due e di cui uno vicino a una boa di attracco per fare subacquea e l'altro a quasi un 45 minuti di distanza a metà strada tra due motu), per cui ora abbiamo ben due coppie provviste di anemone...
Contemporaneamente nella stessa uscita in barca a cui hanno partecipato anche Nadia e Mauro (le ragazze per la cronaca sono andate a farsi un allegro giretto per l'isola con Karim...) siamo anche riusciti a piazzare ben 15 trappole per larve di crostacei (salcicciotti in una specie di fibra di cocco sintetica, collegate a un galleggiante per la localizzazione), nelle quali speriamo di trovare, tra qualche giorno, tenere larve di aragoste, queste devono essere ben fissate negli anfratti del reef, ovvero la zona più esterna della laguna, dove si infrangono le onde oceaniche e che protegge la parte interna.
Inoltre non contenti della quantità di noci di Tamanu raccolte il giorno prima, Nadia ha voluto anche naufragare su una spiaggetta di un resort per ora abbandonato, da cui abbimo prelevato altri 40 Kg più una ventina di piantine, per provare il loro trapianto sul terreno del centro.
Come avrete potuto notare finalmente abbiamo anche iniziato a fare qualcosa, definibile come scientifico, o protoscientifico (o almeno ci tentiamo...). Oltre a Giulia, anche Eleonora e Marco si stanno cimentando con qualcosa di scientifico lasciando ad ammollo i deliziosi manicaretti preparati ed essicati in precedenza e misurando a intervalli regolari (salvo la carenza di reagenti) il rilascio di vari composti NH3, NO2, NO3, PO4, pH.
Per quanto mi riguarda, credo che nei prossimi giorni mi adopererò per i miei compionamenti, purtroppo dato che stiamo andando in là con i tempi, ho deciso di non fare più i campionamenti in due tempi, ma piuttosto raddoppio il numero dei siti campionati, e sperando inoltre di riuscire a trovare una qualche tecnica miracolosa per la misura della clorofilla, dato che... lo spettrofotometro portatile che mi era stato garantito esserci è in realtà uno colorimetro con 4 lunghezze d'onda per cui inutilizzabile per i miei scopi...
Altre news...
Mary (una delle due cagne del centro) ha partorito sotto la casa di Edouard e, a quanto dice Lanny, dovrebbero esserci tre nuovi pargoli, speriamo di riuscire a vederli sgambettare fuori prima di partire!
Io continura a fare da chef per tutti il gruppo, e ieri sono anche riuscito a costruire un improvvisato grill per la cottura del tonno e dei pesci pescati da Marco (devo dire anche con ottimi risultati), il tutto ovvimente abbinato a patate cotte nella brace.
Ah dimenticavo ora tra i vari animeletti che ospitiamo nelle vasche ora abbiamo anche una minuscola murenina di poche decine di cm catturata da Marco.
Na Na!
Enrico
PS: scusate se non metto foto ma ho la batteria scarica... le aggiungerò più tardi
PPS: controllo ortografico postumo effettuato da Alice ;)